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Ciak, si gira a Milano: boom del cineturismo

Migliaia di stranieri vogliono visitare i luoghi dei film E i negozi fanno affari con cinesi, giapponesi e indiani

MilanoBoomDelCineturismoDice qualcosa «Ajab Gazzabb Love»? E «Shittoko»? Forse va meglio con «Love in Milan», ma solo perché (il titolo) non è in mandarino.Film sconosciuti, eppure è grazie a questi blockbuster che frotte di indiani, giapponesi e cinesi si riversano per le strade di Milano. Spesso nelle vie dello shopping. Si chiama cineturismo: in Oriente vedono le star del cuore recitare sotto l'oro luccicante della Madonnina e corrono a Milano. «Il dieci per cento degli spettatori dei film di Bollywood va in vacanza nei luoghi in cui i loro beniamini vivono la propria storia cinematografica» spiega Alberto Contri, direttore di Lombardia Film Commission. Non sono pochi gli spettatori della Hollywood made in Bombay: dieci milioni in India e 140 milioni nel mondo.Basta fare due calcoli per capire quante persone scendono dalle scalette dell'aereo grazie a un film. Adesso che Expo si avvicina, il progetto «Venite leggeri» della Commissione è di offrire alle troupe straniere una pacchetto chiavi in mano per le riprese: mezzi tecnici, personale, tutto a prezzi calmierati. Lombardia Film Commission, fondazione non-profit i cui soci sono Regione, Comune, Fondazione Cariplo e Unioncamere, ha come scopo sociale promuovere promuovere la realizzazione di film, fiction, spot, documentari per far crescere la visibilità della Lombardia.Il budget della Lombardia Film Commission è di 700mila euro l'anno, sostanzialmente investito in personale, per attirare le produzioni in varia maniera. In Puglia o in Piemonte usano il metodo degli incentivi cash: da 100 a 300mila euro. «Noi puntiamo su servizi accurati dal punto di vista tecnico: forniamo aiuto per ottimizzare le produzioni, segnaliamo le più belle location e siamo forti nei dettagli: i cinesi hanno trovato le viti di passo orientale che si trovano solo là».La location più desiderata, neanche a dirlo, è il Duomo di Milano. «Ho provato a chiedere agli indiani perché, mi hanno risposto che per loro è esotico, come per noi il Taj Mahal» spiega Contri. Statistiche ufficiali ancora non ne esistono, ma secondo calcoli spannometrici gli indiani sono aumentati in modo esponenziale. E anche i cinesi sono sempre più numerosi: in questi mesi a Milano stanno girando un film supersegreto. Nel contratto la produzione ha chiesto di non rivelare nulla e proteggere la privacy delle star, gli attori cinesi più famosi al mondo. «Se si venisse a sapere, ci sarebbe un'invasione di fan tale da rendere loro la vita insopportabile» spiegano. Le troupe hanno girato a San Babila, via Bagutta, Arengario, nell'immancabile piazza Duomo.Non è solo folklore, come spiegano i racconti di Contri. Due attori di una troupe di Shanghai hanno speso 37mila euro in un'ora nel quadrilatero della moda: borse e scarpe di Prada e Dolce e Gabbana l'oggetto dei loro desideri. Una troupe indiana di otto persone in un pomeriggio ha investito 600mila euro in borse e scarpe per tutti i parenti.Tra l'indotto, oltre al turismo cinematografico e lo shopping di lusso, ci sono le spese di alloggio delle troupe. E soprattutto i contratti di lavoro per gli operatori italiani: da Bollywood sono arrivate 14 troupe in due anni. «Prima venivano in 60, poi in 30, adesso in 5 o 6 in 5 o 6 perché le persone le noleggiano qui. Tecnici, operatori e addirittura le comparse». Facciamo qui a Milano anche i casting: con cinesi, indiani e gente di tutto il mondo.

Fonte: IlGiornale.it

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