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FdP 55 - Due i progetti sostenuti da AFC al Festival

DUE DOCUMENTARI GIRATI IN PUGLIA IN CONCORSO NELLA SEZIONE PANORAMA ALLA 55° FESTIVAL DEI POPOLI DI FIRENZE: “L’ALBERO DI TRASMISSIONE” DI FABRIZIO BELLOMO E “ALBERI CHE CAMMINANO” DI MATTIA COLOMBO SCRITTO INSIEME CON ERRI DE LUCA E SOSTENUTO DA APULIA FILM COMMISSION.


ProgettiSostenutidaAFC.jpgDue documentari girati in Puglia, con il sostegno di Apulia Film Commission, in concorso al 55° Festival dei popoli di Firenze, in programma dal 2 al 5 dicembre nel capoluogo toscano. “Alberi che camminano” del regista toscano Mattia Colombo sarà presentato il 2 dicembre, mentre “L’albero di trasmissione”, opera prima del regista barese Fabrizio Bellomo, sarà proiettato il 4 dicembre. Entrambi i documentari saranno presentati nella sezione Panorama, vetrina della migliore produzione nazionale dell'ultimo anno.

“Alberi che camminano” scritto da Mattia Colombo insieme con Erri De Luca (prodotto da Oh!Pen), e girato in parte in Puglia con il sostegno di Apulia Film Commission, racconta di alberi che diventano navi, sculture, strumenti musicali, croci di vetta. La colonna sonora è affidata al gruppo pugliese Il Canzoniere Grecanico Salentino.
Colombo, sceglie un movimento sobrio e insieme intenso per sfiorare la superficie degli alberi e degli uomini. Fra gli ospiti di questo viaggio: Gabriele Mirabassi, il suo clarinetto e suoi fabbricanti; Mauro Corona a spasso tra gli alberi cresciuti sulla frana del Vajont. Ma anche i tanti, numerosi protagonisti dei territori: la Val di Fiemme, la Val di Fassa, il Salento. Fino alla lontana Istanbul.

“L’albero di trasmissione” di Fabrizio Bellomo (prodotto da Amarelarte), invece, ruota attorno alla famiglia Ciliberti, una famiglia che inventa e realizza congegni meccanici, motori, opere d’arte, e viaggia con la mente alla velocità della luce, dell’universo dei pensieri sino al giardino – isola del quartiere San Cataldo di Bari, dove vive.
Il documentario di Bellomo racconta tre generazioni di una famiglia e arriva a svelare la sintassi di una lingua arcaica con cui trasmettere ai propri figli la capacità di imporre la propria volontà alla materia inanimata.
Le storie di questa famiglia schiacciata dalla modernizzazione si svolgono, quindi, fra officine e cantieri, fra pianoforti meccanici e macchine da lavoro, per condurci sino all’utopia di un’automobile interamente costruita in famiglia, oggetto perduto e metafora del profondo legame che unisce tutti i personaggi.
Artista, curatore e regista, Bellomo porta avanti la sua ricerca in modo ibrido e multidisciplinare. Suoi lavori audio-visivi, fotografici e installativi sono stati esposti in Italia e all’estero in mostre personali e collettive, attraverso progetti pubblici e festival cinematografici. Il suo lavoro è citato in saggi critici e fa parte di collezioni pubbliche.

 

 

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