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“I ponti di Sarajevo”, tredici cortometraggi su una città simbolo

TRENTO. A conclusione delle iniziative cinematografiche per il “Giorno della memoria”, giovedì prossimo, all’Astra di corso Buonarroti a Trento, verrà proiettato, alle ore 21, “I ponti di Sarajevo”...

 TRENTO. A conclusione delle iniziative cinematografiche per il “Giorno della memoria”, giovedì prossimo, all’Astra di corso Buonarroti a Trento, verrà proiettato, alle ore 21, “I ponti di Sarajevo” (ingresso libero). Sarà presente il produttore Gianfilippo Pedote. Fondazione Museo storico del Trentino, Trentino film commission e Comune rivolgono così l’attenzione anche verso altri massacri che non siano quelli perpetrati durante la Seconda guerra mondiale. Nel secondo anno del Centenario della Grande Guerra, “I ponti di Sarajevo” prende a riferimento la capitale bosniaca, vero e proprio simbolo delle contraddizioni di un mondo spesso esacerbato dai nazionalismi, dall’estate del 1914 fino all’assedio degli anni Novanta. Il film è composto da 13 cortometraggi di una decina di minuti l’uno, di altrettanti registi europei che si sono mossi tra passato e presente. Uno di questi, “L’avamposto” di Leonardo Di Costanzo, sostenuto dalla Trentino film commission, è ambientato sul Pasubio ma girato in una caverna del campo trincerato del Nagià Grom, in val di Gresta. Tra gli altri episodi, “La mia dolce notte” del bulgaro Kamen Kalev sulle ultime ore di vita dell’arciduca Francesco Ferdinando prima di essere ucciso a Sarajevo, miccia per lo scoppio del conflitto; “Il testamento delle nostre ombre” del serbo Vladimir Perisic, drammatizzazione delle ultime lettere di Gavrilo Princip, l’omicida di Francesco Ferdinando; “Il ponte dei sospiri” di Jean-Luc Godard, uno dei mostri sacri della nouvelle vague francese e del cinema europeo se non mondiale; “Taci Mujo” della svizzera Ursula Meier. E poi: “Album” della bosniaca Aida Begic, “Little boy” della giovane attrice francese Isild Le Besco, “Zan’s journey” del catalano Marc Recha, “Princip, texte” della tedesca Angela Schanelec, “Sara et sa mère” della portoghese Teresa Villaverde, “Reveillon” del rumeno Cristi Puiu, “Reflexion” dell’ucraino Sergei Loznitsa e “Il ponte” di Vincenzo Marra. “L’avamposto” è tratto da “La paura”, un intenso e splendido racconto di Federico De Roberto (l’autore de “I Viceré”). Un plotone di soldati, chiuso in trincea, ognuno dei quali si esprime nel proprio dialetto, deve cercare di raggiungere, a tutti i costi, un avamposto che, una volta presidiato, permetterà di controllare le mosse nemiche. Ma un cecchino austriaco colpisce a morte tutti i fantaccini che provano ad arrivare al punto di controllo. Spicca la tragica figura del tenente Alfani, combattuto tra l’ubbidienza agli alti comandi e il rapporto che lo lega ai suoi soldati.

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