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Cinema: più film italiani nel 2014 ma meno risorse

la-grande-bellezza-1Più titoli italiani usciti nel 2014 – 201 film (erano 167 l’anno scorso), di cui 194 di iniziativa propriamente italiana (erano 156 l’anno scorso) - ma meno coproduzioni (scese al 53,15 per cento dal 77,14 per cento dell’anno precedente). Intanto le risorse economiche destinate alla produzione non aumentano proporzionalmente al numero di film: più 38 film di iniziativa italiana prodotti corrispondono a solo più 12 milioni di euro rispetto all’anno precedente. Gli investimenti pubblici statali diretti pesano ora solo per circa l’8 per cento sul totale (in questo momento sono al vaglio nuovi decreti produttivi contro la progressiva parcellizzazione: maggior numero dei film prodotti contro le meno risorse accordate). Di interesse l’aumento graduale del peso dei contributi regionali (Fondi e Film Commission) che incidono nel 2014 per circa il 4 per cento del totale. Positivo il tax credit esterno, che vola alto, con un più 62 per cento di valore degli investimenti. I film stranieri girati in Italia sono aumentati dai 12 del 2012 ai 30 del 2014 (e questo trend continua: in questi giorni Ron Howard sta girando “Inferno” a Firenze). Incassi e presenze al cinema, com’è già noto, sono calati del 7 per cento rispetto al 2013. Nel primo trimestre del 2015 si è registrato un calo di presenze al cinema rispetto allo stesso periodo del 2014 (meno 5,65 per cento, passando da 30.378.743 spettatori a 28.661.209). Ed i film in tv? C’è una perfetta ripartizione 50/50 tra film europei ed extraeuropei sulle reti generaliste ed una precisa dominanza di cinema americano sulle reti satellitari (con Sky come unico editore rilevato, dove il cinema italiano è in diminuzione per numero di titoli e in aumento per numero di passaggi). I titoli italiani recenti (prodotto dal 2009) programmati su tutte le reti generaliste in prima serata sono solo 62, di cui ben 45 su Canale5 (quasi uno a settimana durante l’anno con esiti migliori sul fronte ascolti, con in testa “La grande bellezza” che ha ottenuto 8 milioni 866 mila telespettatori e il 35,95 per cento di share). Questa la fotografia del cinema italiano nel 2014, presentata dall’Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali) a Roma, presso la Multisala Barberini. Eppure siamo la cinematografia straniera che ha vinto più Oscar e più Palme d’oro (subito dopo gli Stati Uniti). E tre nostri film sono in concorso quest’anno a Cannes.

“Il dialogo costante istaurato con tutti i settori della filiera e con lo Stato fa ben sperare per il futuro del cinema – afferma Francesca Cima, presidente Produttori Anica -. La programmazione dei film in tv deve essere valorizzata, soprattutto da parte del servizio pubblico. A maggior ragione perché i broadcaster producono film. Il cinema ha un valore di formazione culturale e la riforma della scuola dovrebbe riguardare anche il nostro settore con l’introduzione dell’educazione all’immagine. Questa sarebbe una svolta ed una rinascita per l’esercizio e la sopravvivenza della sala, e rafforzerebbe il rapporto tra il prodotto che si fa e lo spettatore”. “Facciamo sempre meno coproduzioni e stiamo cercando di intervenire con un piano di internazionalizzazione che coinvolge Mibact, Mise e Film Commission Lazio – ricorda Andrea Occhipinti, presidente distributori Anica -. Stiamo riflettendo sui generi di film che produciamo con una preponderanza di commedie. Bisogna su questo punto diversificare sulle tipologie, per un ristagno registrato su quel tipo di film. Dovremmo avere più varietà su quello che andiamo a produrre. Il tax credit si sta rivelando un tassello fondamentale sia interno che esterno, attraendo le produzioni straniere. In tv il servizio pubblico produce film, ma non cambia la programmazione, valorizzando i titoli italiani. Speriamo nel nuovo contratto di servizio con la Rai che offra più film italiani in prima serata sui canali generalisti, non più relegati ai canali tematici. Sul fronte stagionalità, quest’anno sembra avremo una ricca estate. Le sale? Stanno lavorando per essere al passo coi tempi. Purtroppo la pirateria continua ed il pubblico giovane consuma film in maniera illegale senza dare nessun contributo alla filiera”.

“La sala deve essere attraente. Non abbiamo sviluppato circuiti moderni nei centri urbani per problemi di costo di proprietà immobiliare e di permessi. Le sale in centro sono al limite. Non è così negli altri paesi europei – dichiara Riccardo Tozzi, presidente Anica -. Non possiamo pretendere di produrre lo stesso numero di film francesi se non abbiamo lo stesso numero di sale effettivo. Si parla di appannamento della commedia, ed è vero. Ma il cinema d’autore d’oggi da tanto non ha gli stessi risultati di una volta. L’appannamento è su tutta la linea. Ed è un dato di fatto che i film che costano di più incassano di più, poche sono le eccezioni. I tre film italiani in concorso a Cannes hanno un costo medio di 10 milioni di euro. In più, un film per attrarre pubblico in sala deve diventare un caso cinematografico. I soggetti devono essere scelti con attenzione e le sceneggiature devono essere fatte e strarifatte. Dobbiamo riflettere su questi temi. Chiediamo allo Stato strumenti per produrre al meglio, ma tenendo conto che la responsabilità è prima di tutto nostra, di chi fa il cinema”.

 

Fonte: IlVelino.it

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