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Il paradosso di Cala Luna: travolta da un insolito destino

CalaLunaLa spiaggia di Cala Luna è compresa nel novero dei patrimoni italiani che, il Fai (Fondo Ambiente Italiano), ha richiamato in uno spot televisivo per divulgare le lodevoli finalità del progetto “I Luoghi del Cuore”. Un programma dai benefici assoluti che la spiaggia di Cala Luna, gemma rifulgente incastonata nell'ampio golfo di Orosei (Sardegna) e meraviglia prescelta per una sequenza del filmato promozionale, si contende insieme a tante altre pregevoli località che costellano il nostro Paese. In pratica si tratta quindi di un appello «volto alla difesa di tesori piccoli e grandi, più o meno noti, che occupano un posto speciale nella vita di chi li ha a cuore», che ha sostanzialmente lo scopo di «coinvolgere concretamente tutta la popolazione, di qualsiasi età e nazionalità, e di contribuire alla sensibilizzazione sul valore del nostro patrimonio artistico, monumentale e naturalistico». Attraverso questa sorta di consultazione popolare dei luoghi più amati si promette, dunque, una sollecitazione nei confronti delle Istituzioni locali e nazionali affinché riconoscano vivo interesse nei confronti delle bellezze nostrane e «mettano a disposizione le forze necessarie per salvaguardarle così da rendere possibile il recupero di uno o più beni votati». Un insieme di intenti importante – e a dire il vero ineluttabilmente necessario – che configura un certo paradosso per quanto concerne la località di Cala Luna. L’arenile in questione, infatti,  ritorna sullo schermo, attraverso il progetto del Fai, per tentare di proteggere quanto di più unico è compreso tra i suoi confini, seppure fu proprio lo stesso medium a metterne a repentaglio l’esistenza. Agli inizi degli anni ’70, il territorio preso in analisi, che trae il proprio nome dalla singolare fisionomia simile a uno spicchio lunare, si presentava come un contenuto appezzamento stretto come in un abbraccio da scoscese pareti rocciose e da inconfondibili caratteristiche: sabbia chiara grossa mista a sassi, acque trasparenti, un rigoglioso cromatismo offerto dalla vegetazione e uno stagno immerso tra profumati oleandri. In quegli anni non vi era nulla, solo lo splendido ambiente naturale puro, senza la contaminazione dell’uomo, isolato, inviolato. Furono però le riprese della famosa pellicola “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” a decretarne la popolarità, fino a quel momento rimasta segreta. Le sembianze naturalistiche, immortalate con una cura quasi maniacale dalla cinepresa impugnata da Lina Wertmuller nel 1974, e quel viaggio mistico-avventuroso in poltrona, che lo spettatore era ed è obbligato ad intraprendere quando assiste alla proiezione, conferirono alla spiaggia il fascino di un paradiso perduto, incantato, idilliaco. Il tutto accostato a una sensazione d’isolamento selvaggio esperita dal coinvolgimento cinematografico. Le luci della ribalta furono quindi – inesorabilmente – rivolte verso Cala Luna e quanto ne conseguì è facilmente prevedibile: in un repentino lasso temporale, si passò dal luogo incontaminato che era, frequentato da pastori e pescatori, a location di “grido”, travolta da sciami di visitatori e affollamenti, insostenibili, tipici del turismo di massa. Un fenomeno che ne compromise gli equilibri. E adesso, a distanza di quasi 40 anni, la spiaggia necessita infatti urgentemente dell’attuazione di una qualche forma seria di politica sostenibile per la sua salvaguardia, sebbene qualche accorgimento – purtroppo non abbastanza radicale – sia stato adottato dagli enti locali. La notorietà che l’ha investita, prima grazie al grande schermo (cinema) e poi al piccolo (televisione), può perciò considerarsi tutt’altro che positiva. Senza una adeguata progettualità e programmazione, ogni intervento va scemando. Di intento meritorio invece la campagna del Fai che, anche attraverso la divulgazione televisiva, tenta di riportare l’attenzione su tematiche troppo spesso dimenticate o, nella peggiore delle ipotesi, volutamente accantonate. È comunque curioso osservare che, nel passato, l’esposizione mediatica di Cala Luna abbia avuto risvolti per la stragrande maggioranza negativi mentre ora la si voglia proteggere e salvaguardare – se non altro vi sia l’intenzione – attraverso l’impiego del medesimo mezzo. Un paradosso che si spera, proprio per la sua natura in piena antinomia, raggiunga gli intenti prefissati.

di Maurizio Zanoni

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