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Perché lo schermo alimenta il cineturismo "dark" o "black": il caso di "Noi ragazzi dello Zoo di Berlino"

di Maurizio Zanoni

L'alterazione della verità e la perdita di riferimenti nel mondo reale sono effetti consequenziali alle potenzialità insite in ogni pellicola cinematografica. La realtà filmica che esse proiettano, naturale logica del loro status, può più o meno scostare da aderenze autentiche e oggettive. Perciò, l'attendibilità assodata e riconosciuta da ciascun spettatore alla produzione di uno schermo - qualsiasi "dimensione" abbia -, non sempre trova riscontri convalidabili nella vita quotidiana. zooberlino4Eppure, in certi casi, le percezioni falsate delle rappresentazioni cinematografiche persistono oltre lo schermo, in contrapposizione al comune raziocinio umano. Ci si imbatte dunque in una sorta di costruzione mentale che scaturisce da un'osmosi di cinema e vita, ove le rispettive separazioni dei confini svaniscono completamente. È quindi attribuibile a questa dinamica, sicuramente opinabile e non senza riserva o dubbio, lo sviluppo e l'affermazione di fenomeni cineturistici che potremmo far rientrare nell'accezione "dark" o "black", ossia l'interesse nutrito nei confronti del macabro, riconducibile a tematiche generali di violenza e morte. Sebbene questi impulsi abbiano una connotazione controversa e discutibile, vengono assorbiti come tali dalla mente umana secondo una interpretazione fascinosa, che viene architettata dalla presenza del filtro filmico. In altre parole, l'occhio della cinepresa riesce a esorcizzare la stragrande maggioranza degli aspetti negativi che emergono in determinate categorie di film. Si prenda in esame la pellicola del 1981 di Uli Edel "Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino", tratta dall'omonimo libro basato sulla vera storia di Christiane Vera Felscherinow. zooberlino1Tale film ripercorre, con dettagli molto crudi, le tappe che hanno portato una giovane adolescente alla tossicodipendenza nella Berlino di fine anni '70: l'emarginazione, l'abbassamento sociale e fisico, la prostituzione e l'ago per iniettarsi eroina. Uno spettacolo inquietante che, con tutto il suo terrificante realismo, ha varcato la soglia dell'immortalità, rimanendo un titolo di culto per oltre trent'anni. E che in alcune persone è stato verosimilmente assimilato in un significato differente. Perché mentre viene raccontato uno dei punti più bassi della società berlinese, alcuni spettatori riescono a provare interesse e la loro curiosità accresce fino a sfociare nell'effettuazione di un viaggio alla volta dei luoghi delle riprese. Tesi sostenuta dalla testimonianza di alcuni ragazzi del suburbio milanese che, poco più che maggiorenni, agli inizi del 2000, si sono recati appositamente alla stazione ferroviaria di Berlin Zoologischer Garten (detta colloquialmente Bahnhof Zoo) per ritrovare uno dei luoghi cardine, e allo stesso più oscuri, in cui si sviluppa la vicenda vista in tivù. zooberlino3Nei pressi della location in questione i protagonisti tossicodipendenti si prostituivano per procurarsi della "roba". Contrariamente alle aspettative, però, i cineturisti "dark" o "black", giunti sul posto, hanno solamente potuto accertare la bonifica del contesto degradante che affliggeva lo snodo dei treni tre decenni addietro. Un desiderio dal carattere tetro, che nasce e si propaga dal cinema in particolari sezioni di pubblico. C'è da dire che i profili dei nostri interlocutori - che non sono gli unici colpiti dall'aurea del lungometraggio, basti vedere le fotografie pubblicate sui diversi social network, ritraenti i siti in cui è stata girata la pellicola - hanno una concezione corretta della realtà, dei valori, e di cosa è bene e cosa è male. zooberlino2Tuttavia, nel loro caso, sembra quasi che la negatività venga attutita. Chissà cosa avrebbero pensato o provato se fossero riusciti a riassaporare l'ambientazione del film sulla propria pelle? Forse la realtà avrebbe prevalso sul mito filmico... Comunque, una cosa ora è certa: la trasmissione delle immagini in video permette una visione morbida e distaccata, come se tutto ciò che comparisse sullo schermo non avesse il giusto nesso - come d'altronde spesso capita - alla realtà, nonostante venga riproposta una storia vera, di drammi e sconforto. Il fascino dunque prevale anche sul nefasto, trasformandolo in attrazione. Maurizio Zanoni

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