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Film e fondi pubblici: come funziona il sostegno al cinema in Italia

Le Film commission erogano fino a 200 mila euro. Ma si deve spendere il 150% di quanto ricevuto sul territorio. Valorizzato anche dal cineturismo. Il business dietro alla polemica sulla pellicola di Virzì.

CapitaleUmanoVirziIl nuovo film di Paolo Virzì, Il capitale umano, ha scatenato aspre polemiche in occasione della sua uscita al cinema.
Non solo per la rappresentazione degli abitanti della Brianza come personaggi arricchiti, scaltri e avidi, ma anche per «il contributo di 700 mila euro ricevuto dal ministero dei Beni culturali per la realizzazione della pellicola», come ha sottolineato l'assessore leghista al Turismo e allo sport della Provincia di Monza e Brianza, Andrea Monti.

REGOLE PER AVERE I SOLDI.

Ma come funziona il meccanismo che regola l'accesso ai fondi pubblici, la produzione e la presenza sul territorio?
Ad erogare i soldi sono principalmente due enti: Film Commission e il ministero dei Beni culturali E ognuno ha le sue regole e i suoi fondi da offrire.


1. In Italia ci sono 18 Film Commission che dispongono di denaro a fondo perduto

In Italia esistono 18 Film Commission diffuse su tutto il territorio nazionale, riunite sotto la piattaforma nazionale Italian Film Commission, ma si tratta di enti riconducibili alle Regioni e dispongono di somme diverse a fondo perduto.
Per esempio, la Film Commission della Lombardia ha stanziato 1,5 milioni di euro, quella di Roma e del Lazio 15 milioni. In Campania, invece, l'ente non è ancora stato attivato.
FINO A 200 MILA EURO PER FILM. Per accedere al finanziamento (dai 10 mila euro per le iniziative di formazione o di mercato professionale fino a 200 mila euro per le produzioni cinematografiche e televisive) bisogna partecipare agli appositi bandi indetti dalle Film Commission.
Tra i requisiti, per esempio, le credenziali della produzione, degli autori, del regista e degli interpreti, ma pure la capacità di valorizzare e promuovere il patrimonio geografico, ambientale, culturale, storico e turistico del territorio cui ci si rivolge.
I servizi messi a disposizione dalle Film Commission vanno dalle location all'assistenza logistica, la concessione di permessi e altri servizi tecnici.


2. I produttori devono spendere sul territorio il 150% di quello ricevuto

L'erogazione dei fondi, però, prevede che ci sia un importante ritorno sul territorio.
«Se un produttore si affida alla Film Commission, deve infatti spendere il 150% di quello che ha ricevuto usufruendo dei servizi privati del territorio», spiega a Lettera43.it Paolo Pelizza, presidente della Lombardia Film Commission.
Ciò crea un ulteriore vantaggio a livello locale, perché «innesca dinamiche di cine-turismo» con ricadute positive nelle casse delle Regioni.
«Ospitare una produzione, quindi, è sempre un buon affare per le istituzioni, indipendentemente da che tipo di realtà racconta», aggiunge Pelizza.
Lo conferma il caso de Il capitale umano, che però non ha ricevuto il sostegno della Film Commition: Benedetto Habib, responsabile finanziario dell'Indiana Production, precisa che «la produzione ha speso sul territorio 3 milioni di euro».


3. L'aiuto dei Beni culturali: il sostegno non supera il 50% del costo del film

Oltre alle Film Commission, i produttori possono affidarsi anche al ministero dei Beni culturali per ricevere i finanziamenti. Per ottenere l'aiuto del ministero, i progetti devono essere riconosciuti di interesse culturale dall'apposita commissione per la Cinematografia.
Su richiesta dell’impresa cinematografica produttrice, la commissione delibera anche l’attribuzione e la percentuale del relativo contributo al progetto. I contributi erogati dal dicastero, tecnicamente, non sono a fondo perduto (l'obiettivo è rientrare dall'investimento) e non possono superare il 50% del costo del film.
NEL 2013, 13,8 MLN PER I FILM. Nel 2013, per i lungometraggi sono stati investiti 13,8 milioni di euro (la pellicola che ha ricevuto più soldi è stata Il racconto dei racconti di Matteo Garrone).
Per le opere prime e seconde, il ministero ha messo a disposizione 6,9 milioni, mentre per i cortometraggi il budget è stato di 900 mila euro.
Infine, sono stati elargiti 450 mila euro per lo sviluppo delle sceneggiature originali nel 2013.


4. Gli sponsor chiedono di avere visibilità dei marchi all'interno delle pellicole

Le produzioni che hanno i giusti requisiti di 'culturalità' possono usufruire anche del tax credit.
Si tratta di un credito d'imposta messo a disposizione del governo del 15% sul debito fiscale.
Gli sponsor, invece, investono in cambio di un product placement (la visibilità di prodotti della loro marca nel film) o comunque della citazione del loro nome nei titoli della pellicola.


5. La Rai acquista i diritti per il futuro sfruttamento televisivo dell'opera

Poi c'è il caso, a sé, della Rai.
La televisione di Stato ha l'obbligo di produrre e programmare film nazionali. Per farlo deve acquistare i diritti per il futuro sfruttamento televisivo, oppure compra una quota di proprietà del film con i relativi guadagni.

Fonte: Lettera 43 - Quotidiano Online Indipendente

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