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I set italiani di Ron Howard
01 Novembre 2026
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Da Roma a Caserta: i set italiani dei film di Ron Howard
Firenze, Venezia, la Capitale, la Reggia vanvitelliana e le Dolomiti: le tappe di un regista che con l’Italia ha un legame lungo quasi vent’anni
Se gli si chiede quale sia la città più bella d’Italia, Ron Howard non ha esitazioni: Firenze. Il regista è rimasto letteralmente incantato dalla sua magnificenza, tanto da dedicarle parole che suonano come una dichiarazione d’amore. “Girare a Firenze è stato un privilegio. Qui è impossibile trovare un’inquadratura brutta”, ha raccontato. E ancora: “Una città splendida, un personaggio già all’interno del libro”, riferendosi al romanzo di Dan Brown da cui è tratto il suo “Inferno”. Per concludere: “Come regista filmarla è stata un’esperienza straordinaria, ogni angolo unisce bellezza e mistero”. Firenze, però, è soltanto una delle tappe italiane che attraversano la sua filmografia.
La prima grande tappa italiana è Roma. Il primo ciak di “Angeli e demoni” è stato battuto il 5 giugno 2008 in piazza del Popolo; la troupe si è poi spostata in corso Vittorio Emanuele II e al Pantheon. Il film accompagna il professor Langdon tra piazza Navona e la Fontana dei Quattro Fiumi, Santa Maria del Popolo con la Cappella Chigi, Castel Sant’Angelo e piazza San Pietro.
Roma e Caserta: gli “Angeli e demoni” fuori dalle chiese
Non tutto, però, è stato girato dove sembra. Il Vicariato di Roma negò infatti i permessi per filmare nelle chiese della città: la Diocesi spiegò di concedere i propri luoghi di culto a produzioni compatibili con il sentimento religioso, non a film che, come già accaduto con “Il codice da Vinci”, rischiavano di urtarlo. La soluzione arrivò dalla Campania. Grazie al budget messo a disposizione dalla Sony, gli interni di Santa Maria del Popolo e Santa Maria della Vittoria furono ricostruiti nella Reggia di Caserta, in particolare nella Biblioteca Palatina, oltre che negli studi di Hollywood. Anche lo scalone d’onore percorso dai cardinali e dal camerlengo interpretato da Ewan McGregor è quello del palazzo vanvitelliano, dove furono girate diverse scene ambientate nello Stato Pontificio. Nel cast, accanto a Tom Hanks, anche Ewan McGregor, Ayelet Zurer, Stellan Skarsgård e Pierfrancesco Favino.
Venezia e Firenze: l’“Inferno” del Rinascimento
Sette anni dopo Howard torna in Italia per il terzo capitolo della saga. I primi ciak di “Inferno” si tengono a Venezia, sotto la pioggia, nell’aprile 2015: il regista era già arrivato in città l’autunno precedente per studiare i luoghi. Le riprese si spostano poi a Firenze, Istanbul e Budapest, per concludersi a luglio.
A Firenze la troupe resta fino al 14 maggio: era dai tempi di “Hannibal” di Ridley Scott, nel 2001, che la città non ospitava una produzione di questa portata. Dai Lungarni a Palazzo Vecchio, dal giardino di Boboli ai vicoli più stretti, la città e le sue opere d’arte diventano le vere protagoniste del film. La fuga di Langdon parte dall’Oltrarno, percorre viale Machiavelli sfiorando piazzale Michelangelo e raggiunge Porta Romana, prima di passare dall’Istituto d’Arte al giardino di Boboli e trovare riparo nella Grotta del Buontalenti. Alcune scene chiave sono state girate persino in treno, a bordo di un convoglio di Italo messo a disposizione della produzione.
Il legame con la città si è poi consolidato: il sindaco Dario Nardella, che si dichiarava grande fan di “Happy Days”, consegnò a Howard le chiavi di Firenze, e la prima mondiale del film si tenne all’Opera di Firenze l’8 ottobre 2016, alla presenza dell’intero cast e di Dan Brown.
Le Dolomiti e il caso “Solo”
L’ultima tappa porta in alta quota, con una precisazione. Nel maggio 2017 le riprese di “Solo: A Star Wars Story” si spostarono in Italia, tra il lago d’Antorno, il monte Piana, le Tre Cime di Lavaredo, Misurina e le Dolomiti di Fassa, in Trentino. Il film porta la firma di Howard, ma quelle riprese appartengono alla prima fase della lavorazione: solo il 22 giugno 2017 venne annunciato che Howard avrebbe sostituito Phil Lord e Chris Milleralla regia, per le ultime tre settimane di riprese e per altre cinque di riprese aggiuntive. Le vette dolomitiche restano dunque nel film di Howard, anche se il regista, sul set, è arrivato dopo.
Fonte: Articolo di Gennaro Carotenuto (Lifestyle E'Campania) vai all'articolo originale
